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Sconfinamenti naturali

SCONFINAMENTI NATURALI

Martedì 30 giugno 2015
18.30-20.00
Ex Borsa Valori
Via San Francesco da Paola 28


Città verdi e agricoltura urbana.
L’aeroporto di Tempelhof è stato il simbolo della lotta per la libertà della città di Berlino e oggi il coinvolgimento dei cittadini per la sua rinascita dimostra quanto conta il consenso per costruire un futuro diverso. Il paesaggista Andreas Kipar e la ricercatrice Simona Galateo si confrontano sul tema del paesaggio, non imbrigliato ma flessibile, come luogo dell’incontro tra comunità.

Un anno fa i cittadini berlinesi sono stati chiamati a votare tramite referendum sullo sviluppo urbanistico di Tempelhof, ex aeroporto militare e civile di Berlino trasformato dal 2009 in un parco pubblico di 386 ettari. Nel 2010 era stato indetto un concorso e si contava di insediare un mix di zone residenziali, unità commerciali, la biblioteca di Stato e una nuova stazione del collegamento di superficie; nonostante l’amministrazione abbia tentato di promuovere il valore aggiunto di questo piano, la cittadinanza non ha manifestato il proprio consenso e si è riunita nell'associazione “100% Tempelhof Feld” per salvaguardare l’area. Risultato? Il blocco del progetto e la riapertura del dialogo con i cittadini per definire un nuovo assetto. Andreas Kipar, architetto e paesaggista italo-tedesco fondatore dello studio Land con base a Milano, è stato in giuria nel maxi-concorso per la valorizzazione dell’ex aeroporto; ha seguito da vicino lo sviluppo del processo di riconversione ed è altrettanto attento al piano B voluto dal basso, dove oggi sono coinvolti più di diecimila cittadini che partecipano al dialogo, votano online e propongono idee per migliorare l’offerta sportiva e culturale della città. “È finito il tempo in cui le cose erano ben determinate: c’erano industrie, parchi e abitazioni ben separati; ciascuno aveva il proprio posto di lavoro e separava l’attività professionale da quella per il tempo libero. Siamo diventati nomadi” racconta Kipar “e in questa condizione cerchiamo paesaggi che si adattano e rispondono a questa nostra condizione di instabilità. I parchi francesi degli anni ’80 sono diventati obsoleti: sono imbrigliati; mentre tra i progetti più attuali e interessanti ci sono processi che coinvolgono la comunità come quello in corso per la rinascita del parco di Tempelhof”.

L’ex aeroporto della città tedesca è storicamente un simbolo della battaglia per la libertà della città di Berlino e il coinvolgimento dei cittadini dimostra che rimane un’importante testimonianza per quanti lottano per partecipare alla costruzione di un futuro diverso e nel caso specifico per salvare un grande parco. “In questa circostanza è stato addirittura ritirato il progetto di un concorso, approvato e finanziato, per favorire un’idea guidata dalla temporaneità dell’azione dei cittadini. Si vuole reinterpretare il rapporto tra cultura e natura, come accade in tanti parchi fluviali in giro per il mondo”. Ogni paesaggio ha la sua anima “e in un tempo di massima globalizzazione” dice Kipar “si sta recuperando un rapporto molto intimo con il paesaggio di riferimento, rispetto al quale è richiesta anche una grande umiltà da parte del paesaggista. Teniamo presente che spesso quando arriva un architetto, l’edificio è da costruire; quando arriva un paesaggista, il paesaggio c’è”.

Il paesaggio è parte integrante del nostro ambiente, che lo si voglia chiamare antropizzato (visto che di naturale c’è rimasto ben poco alle nostre latitudini) o urbano. “Oggi, soprattutto dopo la crisi economica del 2008, si registra un ritorno felice e sempre più evidente agli spazi aperti come luogo dell’incontro e dello scambio tra comunità. Il vero motore della trasformazione che l’agricoltura urbana porta nelle nostre città è il senso condiviso della comunità che gli ruota attorno, come attore principale attivo nella sua gestione o solo come fruitore di quegli spazi”. Così dice Simona Galateo, progettista, curatore e autore, che pubblicherà entro la fine anno il volume GREEN cities / URBAN agriculture: un piccolo atlante, una raccolta di esempi di progetti e attività di ricerca sviluppati come risposte interessanti, sperimentali e provocatorie, sul tema dell’auto-produzione del cibo in ambito urbano e l’organizzazione di nuove comunità come motore di rigenerazione urbana. “Lungi dal pensare davvero che l’agricoltura urbana minuta sarà davvero la fonte di salvezza per il reperimento del cibo nel prossimo futuro, resta l’importanza di una comunità che cresce” dice Galateo “attivando azioni precise di rinnovamento e di generazione di nuove realtà o persino modelli”.

In Italia c’è una lunga tradizione sul paesaggio e si fa molta ricerca ma non è considerato una pratica progettuale necessaria. “In Francia” commenta la ricercatrice “ogni singolo piccolo comune ha nel proprio staff il suo architetto paesaggista, e questo è il segnale di un atteggiamento che sottende alle attività di trasformazione del territorio e della consapevolezza dell’energia vitale che questi spazi generano all’interno dei tessuti urbani”.

Coordina Paola Pierotti, giornalista PPAN www.ppan.it