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Un mosaico di voci

UN MOSAICO DI VOCI

Prosegue il nostro viaggio alla ricerca di un dialogo tra mondo della pianificazione e attività imprenditoriali. Una riflessione che nasce dal calendario di appuntamenti Living Urbanism che ha proposto un modo innovativo per prendere decisioni relative agli interventi sul territorio. Una delle tesi dell’iniziativa è che all’interno dello strumento del piano regolatore, così come è definito dalla Legge Urbanistica Regionale, sia possibile ipotizzare proposte e metodologie che lo rendano più coerente con le strategie di sviluppo socio-economico del territorio.

Esiste un nuovo e diverso modo di affrontare la pianificazione territoriale e la progettazione urbanistica in Piemonte all'interno della normativa vigente?

Marta Colombo, consigliere della Fondazione per l’architettura e promotrice di Living Urbanism, è convinta di sì: “È possibile un approccio del tutto diverso al progetto urbanistico anche all'interno delle maglie della normativa vigente, benché questa sia del tutto inadatta a rispondere alle esigenze attuali della disciplina e della realtà. È chiaro che una norma inadeguata riduce l'efficacia di una metodologia innovativa, ma gli architetti/urbanisti non possono legiferare, mentre possono senz'altro contribuire ad introdurre e diffondere, attraverso la pratica professionale, una nuova cultura del progetto urbanistico in Piemonte ed in Italia. Credo che questa sia la strada migliore per indurre i legislatori ad intervenire nella giusta direzione sulle norme obsolete.”

Il legame tra pianificazione urbanistica, strategie di sviluppo del territorio e modelli economici è molto stretto; tuttavia, tra i diversi modelli di riferimento e tra gli obiettivi perseguiti ai vari livelli di governo ci può essere contraddizione, così come in relazione alle scelte dei privati legate alla dinamica dei mercati. Come conciliare ed integrare allora obiettivi e strategie di crescita e sviluppo territoriale di varia provenienza? Come renderli coerenti nel tempo e alle diverse scale spaziali?

Risponde l’ingegnere Eugenio Giachino: “Una possibile strada è l'uso, come fattore aggregante e coerente, dell'economia regionale ovvero di quel settore dell'economia che include la dimensione spaziale nello studio dei modi di funzionamento del mercato. Su questa strada si è mossa da tempo l’Unione Europea che ha individuato nella crescita endogena del territorio, tramite l'uso efficiente ed efficace delle sue caratteristiche, e nell'integrazione stretta dei vari attori la base dello sviluppo. In quest'ottica è possibile utilizzare il concetto di capitale territoriale come fattore dinamico di crescita.”

Il metodo suggerito si fonda per l’appunto su due capisaldi principali: il concetto di capitale territoriale quale bench mark del piano e la progettazione per scenari a partire dalle proiezioni basate su parametri urbanistici ed economici. Queste valutazioni consentirebbero un superamento della rigidità del piano basato su regole e numeri fissati a priori.

Ne sottolinea qualche criticità l’urbanista Carlo Alberto Barbieri: “L’approccio è interessante e condivido l’attenzione per il concetto di capitale territoriale; si propone di progettare il piano a partire dalle vocazioni e dalle risorse del territorio. Un buon pianificatore adotta già questo approccio, parte da uno sguardo strategico, da un’opzione di sviluppo, non da semplici numeri e propone una propria visione. Tuttavia applicare il concetto al piano significa far assumere al piano regolatore un carattere da piano strategico, un’operazione che non può essere realizzata all’interno dei confini comunali e del quadro legislativo attuale. È necessario cambiare le regole per ottenere un risultato concreto. È utile fare queste sperimentazioni, ma l’obiettivo deve essere modificare la legislazione e dovremmo cogliere l’opportunità dei cambiamenti a livello istituzionale per promuovere un’innovazione negli strumenti della pianificazione”.

Resta inoltre un tema aperto: quello della misurazione e del controllo dell'efficacia dello strumento urbanistico. Andrea Cavaliere, uno dei professionisti che hanno partecipato al workshop, lo solleva.

“Oggi la ‘misura’ dell’efficacia delle azioni di un Piano è quasi unicamente demandata al monitoraggio della VAS: laddove una variante di piano ne è assoggettata è infatti obbligatorio il monitoraggio degli effetti ambientali. Forse sarebbe il caso di prevederlo per tutte le varianti associandolo ad un monitoraggio comprensivo di altri aspetti e temi tra cui la variazione del capitale territoriale per il controllo in-itinere ed ex-post dell’efficacia delle azioni urbanistiche riferite al quadro strategico di fondo delineato dal Piano.”

La discussione deve quindi proseguire.

“Sarebbe interessante dare continuità all'iniziativa” conclude Marta Colombo “avviando un percorso di vera e propria sperimentazione urbanistica all'interno del mondo professionale, in collegamento con le esperienze internazionali e a fianco della ricerca accademica; e la Fondazione per l'architettura di Torino è il soggetto giusto per promuovere e perseguire l'innovazione nel mondo delle professioni tecniche.”

25/05/16