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Tutelare la qualità: un dovere collettivo

TUTELARE LA QUALITÀ: UN DOVERE COLLETTIVO

L’impegno della Fondazione nella valorizzazione della cultura del progetto prosegue. Il presidente Giorgio Giani scrive alle Fondazioni degli Ordini degli Architetti d’Italia per dare vita ad un’azione unitaria contro procedure che non rispettano il lavoro degli architetti e non considerano le conseguenze sulla comunità.

Cari Presidenti di Fondazione,
Cari Consiglieri di Fondazione,


Penso che non si possa attendere oltre per ricostituire il rispetto del lavoro professionale. Ci vuole una azione e deve partire subito: le Fondazioni possono esserne protagoniste.

In queste ultime settimane abbiamo dovuto assistere ad alcuni casi particolarmente significativi di spregio nei confronti della cultura del progetto e dell'operato delle categorie professionali, non solo degli architetti, che hanno le competenze per affrontare problemi complessi di rilevanza sulle attività sociali, economiche, culturali, ambientali del nostro Paese.
È naturale che maggiore attenzione noi la si dedichi ai problemi che ci coinvolgono direttamente, ma è anche vero che per loro natura, le ricadute positive o negative del nostro operato abbiano effetti sulla collettività.
Penso che sia venuto il momento di avviare un'azione netta e ferma che le Fondazioni possono attivare in parallelo a quelle più strettamente ordinistiche sulle quali non è né utile né opportuno sovrapporci, un'azione che agisca direttamente sul piano della conoscenza diffusa e della denuncia del fatto che scelte che non considerano le fasi di progettazione con il dovuto rispetto sono in conflitto con l'interesse collettivo.

Non ritengo di entrare qui nello specifico di esempi che tutti conosciamo, uno è trattato nell'articolo a mia firma pubblicato con la scorsa newsletter e riguarda il Piemonte, l'altro al capo opposto d'Italia riguarda Catanzaro, significa che non ci sono differenze territoriali.
Sono due casi tuttavia che hanno in comune l'attività di pianificazione urbanistica della città e del territorio e sono casi sui quali forse è più facile che emerga nella consapevolezza dei cittadini il riflesso negativo che può determinarsi direttamente su di loro per scelte di tale genere.

Non ho ricette da proporre oggi, a parte quella dell'impegno ad avviare una battaglia, che vorrei condurre sul piano culturale e che vorrei costruire insieme a tutti quanti voi se riterrete come lo ritengo io che le Fondazioni possano giocare un ruolo determinante in questa azione, che è di impegno civile ma direttamente connessa al futuro della nostra professione ed in quanto tale degli architetti.
È un impegno civile anche sul piano del lavoro, perché se le amministrazioni pubbliche sono le prime a disattendere il rispetto del lavoro delle professioni intellettuali, mai potrà esserci il rispetto da parte del sistema privato e sempre più si andrà verso la mancanza di rispetto per ogni tipo di lavoro.

Vi chiedo oggi se volete aderire a questo impegno, io da parte mia e per prima cosa mi impegno con voi a organizzare un incontro delle Fondazioni per definire le linee di programma e le azioni da avviare al più presto.
Sono certo che ci sarete tutti.

Con stima
Giorgio Giani
Presidente Fondazione per l’architettura / Torino