back to » Cultura

Sconfinamenti geografici

SCONFINAMENTI GEOGRAFICI

Siamo al confine tra il Quebec e lo Stato di New York, pochi giorni prima di Natale, quando le basse temperature fanno ghiacciare il fiume San Lorenzo, che, da ostacolo, diviene una strada percorsa per far entrare i clandestini negli Stati Uniti. Questo fiume è al centro di “Frozen River”, film indipendente del 2008, scritto e diretto da Courtney Hunt, con protagoniste Melissa Leo e Misty Upham, due donne, una bianca e l'altra mohawk, che vivono la condizione di madri single in un momento di forte difficoltà economica. Per loro, aiutare gli immigrati a oltrepassare il fiume verso gli Stati Uniti diventa la soluzione per dare una speranza anche alle rispettive famiglie.
Spesso, come tra Canada e Stati Uniti, il confine geografico diventa anche politico, così catene montuose, fiumi o mari individuano la separazione e allo stesso tempo l’elemento di collegamento tra Paesi differenti. Talvolta invece, i limiti delle nazioni non sono segnati da una barriera naturale e in questi casi capita che si ricorra alla creazione di un ostacolo artificiale. È il caso del muro di Tijuana (uno tra i tanti esempi che si potrebbero fare) che divide il Messico dagli Stati Uniti: una barriera di lamiera metallica sagomata, alta dai due ai quattro metri che si snoda per chilometri, dotata di illuminazione ad altissima intensità, di una rete di sensori elettronici e di strumentazione per la visione notturna, connessi via radio alla polizia di frontiera statunitense, oltre ad un sistema di vigilanza permanente, effettuato con veicoli ed elicotteri armati.
Se passiamo dall’America all’Europa, qui la grande barriera geografica è data dal Mar Mediterraneo: luogo di separazione tra culture diverse, ma anche di incontro. Innanzitutto perché è proprio attorno al Mediterraneo che possiamo rintracciare le origini della civiltà europea, ma anche perché, e i recenti fatti di cronaca ce lo ricordano, questo è il canale attraverso cui da sempre avvengono contatti tra Africa e Europa: le città portuali sono storicamente il crocevia di culture.
Ad Architettura in Città questo tema sarà affrontato da Alfonso Femìa dello studio 5+1AA che ha recentemente progettato i Docks di Marsiglia; l’architetto si è formato a Genova, “una città che per natura è delimitata dal mare e dalla montagna, una città dove i confini hanno creato le condizioni per farne un luogo di invenzione, di contaminazione e di continua sperimentazione culturale”, come ha affermato in un’intervista a Paola Pierotti. In dialogo con Femìa, la scrittrice sarda Michela Murgia, che afferma che “chi nasce in un’isola ha dentro di sé una promessa di sconfinamento pronta per essere mantenuta. È un elemento di forza e non di fragilità, anche per chi non attraverserà mai il mare”.
Il dialogo che avverrà mercoledì 1° luglio alle ore 18.30 presso l’ex Borsa Valori di Torino sarà moderato da Paola Pierotti, giornalista PPAN (www.ppan.it).

03/06/15