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La Fondazione guarda lontano

LA FONDAZIONE GUARDA LONTANO


L'occasione della presentazione del bilancio della Fondazione per l’Architettura all’Ordine e la successiva assemblea di Bilancio OAT ci hanno offerto la possibilità di mettere in evidenza con più chiarezza e dati alla mano il sistema virtuoso fra i due enti a vantaggio degli iscritti.
È un fatto che spesso abbiamo raccontato nei nostri editoriali e durante gli incontri, cercando di trasmettere fino in fondo la qualità, anche economica, dei servizi e delle azioni che si mettono a disposizione. Il ricorso ai numeri rende evidente che la Fondazione non svolge un ruolo marginale ed una tantum, ma al contrario, nella gestione dell’obbligo formativo, nell’attività di comunicazione, nella programmazione delle attività culturali e nel supporto alle politiche ordinistiche, offre il proprio contributo in modo quotidiano e determinante per la economicità del servizio che ricercato in autonomia sul mercato avrebbe un costo decisamente superiore ma soprattutto senza “controllo di gestione” sul raggiungimento degli obiettivi.
L'analisi di bilancio che pubblichiamo chiarisce perfettamente quanto affermiamo e cioè che le energie messe in campo dalla Fondazione ricadono positivamente sull’Ordine e sulla comunità degli architetti: a fronte di un finanziamento dell’Ordine di 100mila euro l’anno e di un investimento di altri 178mila euro in personale e spazi di lavoro dedicati alla Fondazione, questa restituisce 221mila euro in attività.
Anche il numero relativo al disavanzo che si è generato quest'anno è solo in apparenza un dato negativo. È un disavanzo normale nella gestione di un istituto come quello di una Fondazione (lo dicono i revisori dei conti, non noi), che non intacca il fondo di dotazione depositato per legge, ma viene coperto con parte dei piccoli accantonamenti da avanzi di gestione verificatisi in anni precedenti. Ma il disavanzo ci fornisce un'altra informazione più interessante sul piano delle politiche e cioè la garanzia che la conduzione è sul filo del saldo zero per offrire al costo più basso possibile i servizi all’Ordine ed agli iscritti, ma al tempo stesso non è suicida perché considera le marginalità e ne dispone in sicurezza.
C'è inoltre un tema sui cui siamo stati sollecitati soprattutto da alcuni degli interventi che hanno seguito la presentazione del bilancio OAT durante l’assemblea. In alcuni di questi ci si concentrava troppo sulle esigenze immediate senza esprimere una visione di lungo periodo; è una posizione lecita e comprensibile per chi vede le proprie difficoltà ma non ha la responsabilità della gestione collettiva di una comunità professionale come la nostra. A loro diciamo che devono fare lo sforzo di rialzare lo sguardo e riappropriarsi della loro professionalità da “spendere” con efficacia nonostante le difficoltà e che Fondazione è un mezzo per aiutarli.
Fondazione per l’architettura nel suo operato guarda lontano. Certo, offre servizi per gli architetti con ricadute immediate attraverso la cura di attività formative e culturali, ma il suo contributo non si limita a questo aspetto. Fondazione infatti si rivolge anche ai soggetti con cui l’architetto deve dialogare: il cittadino, le istituzioni pubbliche e le aziende. È infatti fondamentale che gli architetti siano aggiornati e il loro operato sia di qualità, ma non è sufficiente. Bisogna che il committente, pubblico o privato, sia consapevole del valore aggiunto dell’architetto, capisca di averne bisogno e sia in grado di comprendere il suo contributo. È la ragione per la quale Fondazione investe nella cultura del progetto ed offre occasioni pubbliche o riservate agli architetti per parlarne, perché la “cultura” produce PIL e non siamo noi a dirlo, ma lo studio Italia Creativa (http://www.italiacreativa.eu/).
Fondazione e Ordine sono strutture professionali e non assessorati al welfare, certo possono e devono occuparsi anche di mutuo soccorso, ma per le risorse che hanno a disposizione possono farlo solo in modo marginale. Ciò che possono fare efficacemente è operare per il sostegno offrendo opportunità, formazione ed informazione e gestendo una struttura in grado di fornire servizi a costi limitati per gli architetti, partendo da una quota annuale che consenta di sostenere la struttura stessa ma non l'offerta gratuita dei servizi.
Un sistema solidale bilanciato, anche questo per noi significa “guardare lontano”.

Il Consiglio della Fondazione per l’architettura / Torino

27/04/16

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