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Bandi di gara senza rispetto

BANDI DI GARA SENZA RISPETTO

A partire da una recente esperienza di routine professionale, la partecipazione ad un bando di gara, voglio estrapolare alcune considerazioni da condividere con voi mentre sto avviando un’azione pubblica di denuncia.
Coerentemente al mio ruolo di Presidente di Fondazione, non toccherò i temi e le azioni che spettano di istituto all'Ordine, le sollecitazioni che mi sento di fare toccano invece il tema dell'interesse pubblico, della trasparenza, della tutela del territorio, del plurinominato “merito” che andrebbe coniugato anche con il rispetto delle capacità e dell'adeguato compenso dei professionisti che appunto… meritano.
L'occasione per richiamare queste cose è interessante perché non si tratta di un bando per la progettazione di un edificio, dove spesso è difficile esplicitare all'opinione pubblica le ragioni per le quali rivendichiamo la necessità di una diversa considerazione fra il processo della progettazione frutto dell'elaborazione intellettuale del/dei professionisti e la materiale esecuzione di un'opera, si tratta di un bando per la pianificazione di un territorio sensibile e vasto.
Semplificherò al massimo, bastano pochi elementi per comprendere il profilo della situazione. Si tratta di una “Core Zone” UNESCO, si deve fare un piano di comunità dell'Unione dei Comuni Langa e Barolo, 10 per la precisione, su questa zona intervengono le stringenti linee guida regionali. L'ente Banditore (l'Unione dei Comuni) inventa per l'occasione uno strumento urbanistico che la legge regionale non prevede, il PRG Intercomunale di Coordinamento. L'ente, sollecitato sulla questione (si tratta di un PRG intercomunale o di 10 PRG che devono interloquire fra loro? Fatto non banale se l'onere di lavoro cambia da 1 a 10) risponde che il riferimento di legge è quello citato nel bando, dimostrando che neppure se sollecitati il dubbio li sfiora. Ribadiscono che i piani ed anche i regolamenti di varia natura devono raccordarsi unitariamente e seguire le linee guida regionali sui territori UNESCO.
Tutto chiaro quindi, il professionista, anzi le 5 professionalità almeno che servono (Architetto/Urbanista, lo Storico, il Geologo, l'Agronomo, l'Ingegnere acustico), devono fare una proposta di lavoro ed una proposta economica su un oggetto a loro modo di vedere ben specificato e dettagliato dalla legislazione vigente. Il tutto condito da un base d'asta di 102mila euro che, dietro richiesta, affermano essere stato valutato discrezionalmente: dunque è un fatto del tutto trascurabile che l'ANAC affermi che la stazione appaltante deve dare conto di come ha stabilito l'importo di gara. Così come è trascurabile che il codice dica che per i servizi professionali non possono essere richieste cauzioni che sono invece richieste… tutti dettagli trascurabili.
Il bando è chiuso da una settimana e di partecipanti ce ne sono sicuramente, ciò significa che i professionisti sono messi molto peggio delle imprese edili o di servizi e forniture, loro un bando così lo avrebbero mandato deserto.
Dunque i professionisti sono ormai in una condizione di disperato ricatto sul lavoro e che questo ricatto provenga da amministrazioni pubbliche è segno di profonda degenerazione sociale, con buona pace di chi pensa di leggere nei dati economici segnali positivi per la nostra condizione. È evidente che chi lo afferma o non sa leggere i numeri oppure non conosce la condizione dei progettisti delle professioni intellettuali e come sempre confonde professioni ed imprese, professioni e commercio, professioni e servizi tecnici di varia natura.
Tutto ciò però riguarda in senso stretto la nostra professione ed io ho premesso che avrei sollevato un tema di carattere collettivo. Beh, intanto il tema del lavoro è un tema collettivo ed è bene che su questo si rifletta adeguatamente e si pongano i rimedi necessari e possibili.
È però un tema di interesse pubblico la tutela del territorio e se esiste un territorio delicato ed importante tanto da essere indicato quale patrimonio dell'umanità, quale logica può associare un approccio così sgangherato ad una prospettiva di sviluppo e di gestione che lo protegga e tuteli al tempo stesso per le sue peculiari qualità?
Nel mio ruolo professionale ho inviato le mie osservazioni e le controdeduzioni all'ente banditore, all'osservatorio regionale, all'ANAC e agli Ordini, non sono stato l'unico qualcosa voglio sperare accada.
Nel mio ruolo pubblico di Presidente di Fondazione incontrerò nei prossimi giorni l'Assessore regionale e gli uffici competenti, il riscontro è stato tempestivo e analogamente spero potrà essere l'azione, il minimo non può che essere la ripubblicazione del bando riveduto e corretto.
L'interesse pubblico, non solo quello degli architetti posto che gli architetti non siano parte della collettività, è evidente e deve assolutamente aprirsi una fase nuova, il mio impegno c'è.

Giorgio Giani
Presidente Fondazione per l’architettura / Torino

26/10/16