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Dalla casa al territorio

Dalla casa al territorio

Progettare un edificio richiede una riflessione anche sul contesto circostante, sul tessuto di relazioni in cui va ad inserirsi, sull’insieme dei servizi disponibili e quelli necessari,… sul quartiere insomma. Con questo spirito il Comune di Milano nel 2008, nel mettere a bando otto aree di sua proprietà, concesse in diritto di superficie novantennale, da destinare ad alloggi in housing sociale, ha imposto che nel progetto il 5% della superficie fosse destinato ad attività di accompagnamento sociale rivolte ai nuovi e ai vecchi abitanti del quartiere.
Ne è derivato il progetto Zoia, un progetto che coinvolge il quartiere di Baggio a 360° dando vita ad un modello di architettura delle relazioni: le cooperative Solidarnosc e Ferruccio Degradi non si sono limitate a realizzare tre edifici, inaugurati il 13 settembre scorso, per un totale di 90 alloggi, di cui 44 destinati all’affitto a canone convenzionato e sociale; hanno anche progettato una piazza di cui il quartiere era sprovvisto e che un giorno alla settimana ospita il mercato e una corte interna che nelle ore diurne è aperta a tutti i cittadini, rendendo più fluido il confine tra spazi pubblici e spazi privati; in secondo luogo hanno favorito l’inserimento di attività creative e artigianali all’interno del nucleo abitativo e hanno promosso iniziative sociali, sportive e culturali di aggregazione, non solo rivolte agli inquilini, ma a tutti gli abitanti del quartiere.
“Una delle prime azioni di apertura sul territorio” sottolinea Federica Verona, presidente della cooperativa sociale Noicoop che ha elaborato il piano di accompagnamento sociale “è stato il contest: abbiamo raccolto proposte per l’insediamento di attività creative coinvolgendo soci delle cooperative e professionisti nella scelta dell’assegnazione degli spazi, dando vita a ZOC Zoia Officine Creative.”
Attualmente nei 270 mq dedicati alle Officine Creative alla base di uno dei tre edifici trovano spazio uno studio di architettura, un liutaio, un gruppo di scenografe e una galleria d’arte. I soggetti selezionati, in cambio di uno sconto sull’affitto dei locali, si impegnano nell’organizzazione di momenti aperti al quartiere. Workshop, lezioni, laboratori con i bambini, visite guidate sono alcune delle attività che hanno permesso di potenziare l’offerta culturale e di fare comunicare le diverse anime che convivono sul territorio.
“Ma il nostro contributo non si è concluso con l’atto di vendita degli alloggi” prosegue Federica Verona. “Le cooperative infatti si occupano anche dell’amministrazione dello stabile e gestiscono alcune attività culturali e di intrattenimento, svolgendo la funzione di presidio sociale del quartiere.”
E noi aggiungiamo: anche quella di presidio democratico. Per questa ragione, l’intervento sarà uno dei tre casi studio che verranno presentati dalla Fondazione OAT a Biennale Democrazia il 27 marzo.