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Architettura o capitalismo

ARCHITETTURA O CAPITALISMO

Manca una settimana all’appuntamento con l’architetto spagnolo Santiago Cirugeda, ospite del secondo incontro del ciclo Looking Around, fissato alle 18.00 di giovedì 14 maggio 2015 presso la sede di Film Commission Torino Piemonte.
Nell’attesa vi proponiamo l’articolo di Davide Tommaso Ferrando, scrittore e critico di architettura che coordinerà l’incontro e che presenta l’operato di Cirugeda come soluzione per riscattare l’architettura dalle leggi del mercato: un’attività al servizio dei cittadini, che adotta la partecipazione e il riuso come parole d’ordine.


In un bell'articolo recentemente pubblicato su “The Architectural Review”, Reinier de Graaf è tornato a sollevare la spinosa questione del rapporto tra architettura e capitalismo, giungendo a sostenere che “una volta riconosciuti come una delle forme assunte dal capitale, gli edifici non possono che operare secondo le sue logiche”. È questa una problematica non nuova ma molto evidente ai giorni nostri, e in particolare nelle metropoli economicamente più dinamiche – le Global Cities di cui parla Saskia Sassen –, in cui la pressione degli investimenti privati incide sulla forma urbana ben più delle (seppur pressanti) esigenze di ampie fasce della popolazione. In simili contesti, il ruolo dell'architetto è sempre più ridotto a quello di finalizzatore di complessi giochi finanziari, normalmente estranei alle istanze sociali dei luoghi in cui si concretizzano. Una tendenza, questa, che mette seriamente in discussione il mandato etico di cui l'architettura moderna, circa un secolo fa, si era apparentemente investita.

Eppure esistono, nonostante tutto, pratiche architettoniche impegnate a stabilire un diverso rapporto tra progetto e polis: singoli autori, studi e collettivi che si muovono tra le pieghe del mercato per dar vita ad ambienti urbani socialmente più sostenibili. Una delle più interessanti di tali pratiche è senza dubbio Recetas Urbanas, lo studio del sivigliano Santiago Cirugeda, che dalla seconda metà degli anni Novanta sperimenta, in diverse città spagnole, nuove forme di concepire e usare lo spazio pubblico, di gestire i rapporti con gli agenti politici, sociali e culturali, e di attivare processi di riciclo e autocostruzione. L'opera di Recetas Urbanas si attesta su un territorio ambiguo e in continua ridefinizione, nel quale arte, architettura, partecipazione, informalità, reti sociali, critica, etc., si incontrano per risolvere, di volta in volta, specifici problemi legati alla necessità di usare lo spazio urbano in maniera più democratica.

Tale lodevole sforzo è recentemente valso a Recetas Urbanas la medaglia FAD 2015 e il Global Award for Sustainable Architecture assegnato da Locus Foundation e UNESCO.

Davide Tommaso Ferrando
Scrittore e critico di architettura

06/05/15