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Abito su misura

I luoghi dove svolgiamo la nostra esistenza sono 'casa'? Oltre al nostro appartamento, le aule dove studiamo, gli spazi di lavoro, la stanza d'albergo, la cella del carcere, la camera d'ospedale, l'automobile o il tir e la città stessa sono spazi che abbiamo addomesticato o nei quali ci siamo ambientati? Non li vorremmo a nostra misura?

Abito e abitare condividono di fatto la stessa radice latina. Constatazione che ha ispirato artisti come Lucy Orta, sintetizzando in Refuge Wear-Habitant l'involucro minimo che è abito e casa. Una tenda-tuta da indossare e da abitare, fornita di kit di sopravvivenza; la certezza di un rifugio immediato per i senza tetto, i terremotati, gli alluvionati. L'avremmo voluta per riparare dal gelo della notte l'uomo e il bambino sulla strada di Cormac McCarthy. La vorremmo per noi, se fossimo costretti a migrare per scappare dal nostro paese in guerra.

In questa epoca, segnata da uno iato profondo tra il sempre crescente numero di chi sta peggio e i pochi che stanno sempre meglio, gli individui sono ironicamente accomunati da un processo di diffusione, di frammentazione delle loro vite, chi costretto ad abbandonare la casa e il lavoro alla ricerca di un’altra collocazione e chi messo nella condizione di provare nuovi modi di gestire il proprio tempo in luoghi non convenzionali.

Le auto sono abitazioni minime e mobili, usate da chi con il lavoro ha perso anche la casa e si stringe all'unico bene che gli è rimasto. D'altro canto, le auto, sempre più intelligenti, si candidano a sostituirci alla guida, lasciandoci il tempo di rispondere alle email e alle telefonate più urgenti prima ancora di entrare in ufficio, se ci entreremo più: anziché una scrivania, presto cercheremo un parcheggio, in un bel vedere, perché saremo sempre connessi e potremo lavorare dove più ci piace. Se parliamo di edifici - in attesa che la domotica scandisca modalità e tempi quotidiani - il patrimonio edilizio italiano è in grande parte inadeguato e fatiscente. Se esistessero le condizioni economiche per abbatterlo, quelle ambientali per smaltire correttamente i rifiuti del cantiere e ricostruire secondo criteri di sostenibilità, e quelle politiche per garantire qualità di vita per la società attraverso corrette scelte architettoniche e urbanistiche, potremmo realizzare parti di città di nuovo vivibili e a misura d'uomo.

È tempo di avviare una Green Italy, per dirla con Ermete Realacci, una "Green Economy in salsa italiana che affondi le radici nella storia, ma si proietti nelle sfide del futuro”; recuperare il concetto 'Abitare è essere ovunque a casa propria' dell'ideologia degli anni Cinquanta dell'Internazionale Situazionista, su cui ha a lungo lavorato Ugo La Pietra, proponendo riflessioni sul territorio urbano per superare il concetto di spazio da 'usare' a favore di uno spazio da 'abitare'.

“La definizione di sostenibilità deve tener conto del carattere tecnico e prestazionale e di un nuovo rapporto tra architettura e il paesaggio, un’empatia creativa, dove l’architettura è interprete delle diversità sociali, economiche e culturali.” Mario Cucinella

Le nostre città - caratterizzate da periferie come zone abbandonate ai margini ma anche in pieno centro storico - si meritano un ricamo, azioni multidisciplinari e allargate, diffuse e partecipate, qualcosa di più del rammendo proposto da Renzo Piano. Non una toppa nuova al maglione vecchio e logoro, ma scelte puntuali, pensate e realizzate per quello spazio, quel vuoto urbano, quella sfrangiatura. Un recupero a consumo zero di suolo, magari in versione Senseable City, il tessuto urbano proposto da Carlo Ratti, fortemente contaminato dalla cultura digitale, capace di tracciare il percorso dei rifiuti, di rendere la città condivisibile virtualmente, permettendo di mappare la mobilità e di istruire un sistema di trasporti intelligente, che dimezzerebbe il traffico garantendo la stessa possibilità di spostamento ai cittadini.
Ma anche Interventi di resilienza urbana a scala ridotta per fronteggiare i cambiamenti climatici, non solo imponenti opere come il Mose di Venezia, ma Water Squares come a Rotterdam, piazze come luogo di incontro e di svago che all'occorrenza diventano vasche di raccolta di copiose precipitazioni minimizzando l'innalzamento dell'acqua e proteggendo così la città, o verde sui tetti e verticale sulle facciate, non tanto estetico quanto antidoto all'inquinamento urbano.

“Abbiamo ancora uno spazio di manovra per mitigare gli effetti del riscaldamento globale consumando meno risorse oggi, ma non possiamo prescindere dal progettare strategie di adattamento per fronteggiare nuovi scenari ambientali”. Luca Mercalli

Per controllare il cambiamento climatico e mantenere l’aumento della temperatura media globale entro i 2°C bisogna ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera. Aumentare l’efficienza energetica e ridurre gli sprechi.
Nuovi ambiti professionali per gli architetti deriveranno dall'urgenza di contrastare le calamità naturali, riconvertire il patrimonio edilizio dismesso, rendere le periferie esistenti città del futuro e non realizzarne di nuove, valorizzare la predisposizione geografica e climatica del territorio italiano per sfruttare le fonti di energia alternative. Il senatore Renzo Piano ha detto bene, il miglior progetto architettonico-politico riconosce gli architetti come i sensori della società e forma una generazione di giovani professionisti a cui chiedere idee per la crescita della città.

Liana Pastorin